gruppo di frascati

Raffaele e "visio"

8 ottobre 1975

Esplorazione in libertà

Esplorazione in libertà: cronaca, sensazioni e riflessione.

La riflessione è maturata nel corso dell´esplorazione: “perché cercare? Aspetta di essere trovato!” Ne riparlerò poi.

Gli ausili di cui posso disporre per questa “avventura” che sto per vivere presso l´ENEA di Frascati sono: mia figlia Simona, il cui compito fondamentale è quello di preservarmi da eventuali infortuni; il tatto, la cui sensibilità è assai vicina al normale e comunque oggi con un ruolo diverso dal solito: comprimario; alcune centinaia di aghetti mobili sistemati geometricamente all´interno di una placca poggiata sullo stomaco e una piccola telecamera collocata sul vertice del naso, ovviamente inserita sugli occhiali. Visio, il cui ruolo è primario ma non sostitutivo del tatto, infatti, “sollecita” lo stomaco.

Non sono del tutto “nuovo” a Visio e quindi la mia mente non cerca più risposte agli interrogativi che la affollavano nei primi contatti: che cos´è, come funziona…

Ora lo indosso, direi senza ansie, lo attivo ruotando l´interruttore e subito mi sfiora un´idea che presto diventerà “riflessione”.

Esplorazione in libertà perché non intendo seguire itinerari né schemi prefissati e anche Simona che mi accompagna sarà molto discreta.

Gli ambienti in cui mi muoverò sono arredati in modo funzionale a chi li frequenta e non alla mia visita; l´unico oggetto che mi viene presentato con anticipo è la lavagna. Da qui ha inizio la mia esperienza odierna.

Rivolgo la fronte verso l´alto, a destra e a sinistra, gli aghetti cominciano a muoversi veloci sotto la placca procurandomi un leggero solletico; tutto normale, sono tranquillo, questo significa che stanno facendo il loro lavoro e che nella stanza ci sono molti oggetti e molta luce.

Chiedo di essere accompagnato alla lavagna, so che c´è ma non so dove.

Sulla lavagna traccio con il gesso una linea dall´alto verso il basso e poi con leggeri spostamenti della testa, come se dicessi a me stesso no e dopo si, sollecito Visio a mettermi in contatto con il segno che ho tracciato; è una cosa che ho già fatto ma questa volta il gesto è più meccanico, “spontaneo”.

Trovato il segno, Visio lo pone in contatto con me tramite un messaggio che gli aghetti scrivono sulla mia pelle quasi come io avevo fatto con il gesso. Avverto nitida la linea sullo stomaco, credo di sapere dov´è, la sensazione è di vederla; mi torna la voglia di toccarla sullo stomaco, la mia riflessione si fa strada, qui il tatto non mi è di nessun aiuto: “i segni non si toccano”.

Mi sposto dalla lavagna, perdo il contatto con la linea che ho tracciato, mi riavvicino e ripeto l´operazione di scansione della lavagna, Visio recupera la linea e me la ripropone con il suo messaggio. Sollevo la mano destra impugnando il cancellino, la dirigo davanti al mio viso verso la lavagna, sento gli aghetti muoversi numerosi, è la mia mano, premo il cancellino contro la lavagna trascinandolo verso il basso, quindi ripeto la scansione; sento gli aghetti muoversi rapidamente ma il segno che tracciano è molto breve, ripeto nell´ordine le due operazioni precedenti, questa volta con pieno successo, gli aghetti non mi solleticano: la lavagna è pulita.

Continuo a frugare davanti a me dirigendo lo “sguardo” verso il basso, Visio con i suoi aghetti disegna sotto la placca una linea orizzontale molto marcata, allungo una mano, è il lato inferiore della lavagna; la seguo con Visio verso sinistra fino a percepire nettamente l´angolo retto disegnato dagli aghi sulla mia pelle, ho trovato il lato verticale sinistro della lavagna. Lo percorro con Visio prima verso l´alto e poi riscendo fino a ritrovare la linea orizzontale, mi fermo e recupero senza difficoltà la cornice con la mano, ci poggio sopra il gessetto poi, dal punto in cui ero, riprendo a seguirla verso destra con Visio. La linea tracciata dagli aghetti è sempre molto nitida, ad un tratto, brevemente, la sento come raddoppiarsi ma ormai sono passato, torno indietro e ritrovo la stessa sensazione, mi fermo, allungo la mano, trovo solo la cornice. Ripeto la scansione più volte fino ad avere nuovamente la sensazione

del raddoppio della linea, mi fermo e più lentamente, questa volta, allungo la mano, il gessetto è di nuovo mio; sorrido, Simona nota la mia soddisfazione.

Senza fermarmi continuo la scansione della cornice, voglio trovare il lato destro della lavagna. Improvvisamente gli aghi si quietano, poi riprendono a correre in tutte le direzioni, mantengo la posizione sollevando lentamente la testa, gli aghi sotto la placca cominciano a tracciare una striscia sottile che sento nettamente, sollevo ancora la testa finché posso, ho l´impressione di trovarmi di fronte ad una linea verticale che arriva fino al soffitto, la ridiscendo fino a quando gli aghetti non ricominciano ad allargarsi e a correre in tutte le direzioni. Mi fermo, allungo la mano, tocco una specie di interruttore fissato alla parete, la linea verticale che ancora avverto sullo stomaco è una canna portafili che scende dall´alto e vi si innesta sopra.

Faccio mezzo giro su me stesso, lasciando la lavagna alla mia destra. Dicendomi si con la testa, lancio Visio dall´alto in basso e viceversa davanti a me, il segnale che ne ricevo sembra ampio e più sfumato da un lato, avanzo di un paio di passi mantenendo il segnale poi provo ad alzare un braccio, la mano sfiora la parete che mi è di fronte, dove questa incontra la sua perpendicolare creando l´angolo. Il segnale mi appariva meno intenso dalla parte opposta all´angolo.

Con il movimento della testa, che ormai mi è quasi automatico, comincio ad esaminare la parete verso sinistra. Gli aghetti, quasi con frenesia, cominciano ad arare il mio stomaco orizzontalmente e verticalmente, rallento il movimento della testa rendendolo quasi impercettibile ma costante. Le linee sembrano allargarsi come fasce seguendo la direzione della testa. Alzare e avvicinare la mano è divenuto automatico: si tratta di fogli e cartoncini fissati al muro a varie altezze anche sovrapposti tra loro a mazzetti e in modo a scalare.

Volto le spalle alla lavagna e “guardando” dritto davanti a me scendo a zigzag, dopo breve sulla sinistra sento gli aghi ricominciare a solleticarmi, li assecondo, li seguo in quella direzione poi allungo la mano: è semplicemente il monitor di un PC sopra una scrivania. Me ne discosto, provo un senso di rilassamento, la riflessione che avevo poco prima in mente è ora una certezza.

In una esplorazione “tradizionale”, smanacciando a destra e a manca, sono io a contattare gli oggetti; oggi gli oggetti contattano me attraverso il messaggio che Visio, con i suoi aghetti scrive sulla mia pelle “non cercare, aspetta di essere trovato!” Allungare poi la mano per toccarli, quando e dove è possibile, è un po´ come accendere la sigaretta avvicinandoci la fiamma dell´accendino.

Scaccio questi pensieri mentre con Simona ci dirigiamo verso il lato opposto della stanza, aggiriamo un tavolo, ci fermiamo e Simona mi incoraggia: “”guarda” davanti a te”. Forse pensa che sono stanco. Obbedisco, con una scansione piuttosto ampia, sento muoversi gli aghi, riconosco una linea verticale che sfrangia allargandosi a destra; fermo la scansione e la ripeto dal basso verso l´alto e viceversa; avanzo leggermente alzando il braccio, la mia mano trova il limite sinistro di un armadio che si inoltra alla mia destra. Spingo Visio in quella direzione e dopo breve trovo una linea simile alla precedente, questa volta meglio delimitata a destra. Ripeto la scansione verticalmente e ad un tratto, a mezza altezza, gli aghetti si allargano in tutte le direzioni saltellando briosamente, avvicino la mano, è una catasta di portadocumenti; la discendo con Visio, gli aghetti continuano a solleticarmi poi si dispongono in una linea orizzontale molto marcata, mentre la verifico con la mano sinistra, è un ripiano, con Visio la percorro verso destra finché abbastanza in là non sfuma; mantengo la piccola catasta sul ripiano alla mia sinistra e “frugo” con Visio davanti a me. Non mi ero sbagliato, un altro oggetto, credo abbastanza grande, mi segnalava la sua presenza; mi avvicino, lo sfioro, la sensazione che provo è sgradevole, dev´essere una qualche macchina impolverata sistemata su di un tavolo a spigoli vivi; faccio un passo indietro. Simona deve avere qualche idea, mi invita a rimanere in quella posizione per osservare cos´altro c´è. Obbedisco ancora. Resto fermo, li sento, gli aghi che si muovono, sono tantissimi, ho un´idea, sono davanti ad una finestra.

Do inizio ad una larga scansione, da destra a sinistra e viceversa salendo lentamente con la fronte. Dopo poco intercetto sulla sinistra un segnale molto compatto, mi ci concentro, provo a seguirlo verso l´alto. Lo faccio per un po´ poi riscendo fino a smarrirlo. Lo recupero a mezza altezza, alla sua sinistra non trovo segnalazioni evidenti allora, ci ripasso sopra e dirigo verso destra finché gli aghetti non mi danno una sensazione precisa; è ancora una linea verticale, più sottile, tento la stessa manovra verso l´alto e poi in basso.

Scendendo ad un tratto la linea si modifica, se sto davanti ad una finestra, voglio trovarne la base; non è così, la traccia mi sembra allargarsi ma non diventa una linea orizzontale. La esamino ancora poi decido di avvicinarmi, allungo la mano destra aperta, il pollice si ferma sul corpo di una bottiglia in plastica di acqua minerale posata sul davanzale. Sono molto rassicurato. La sfioro, vicino, poco dietro, c´è l´infisso destro della finestra. Alzo rapido la mano sinistra, istintivamente la dirigo dal lato opposto ed accarezzo una tenda a strisce raccolta a coprire l´infisso sinistro.

Soddisfatto, mi volto per allontanarmi dalla finestra. Simona deve aver avuto un´altra idea, infatti mi risospinge davanti ai vetri dicendomi “guarda fuori”. Lo faccio, e mi accorgo di aver dimenticato gli aghetti, ora li risento più vispi che mai. Riprendo le operazioni di scansione così come avevo fatto prima, gli aghetti cominciano a delineare una specie di fascia, direi irregolare, cerco di seguirla verticalmente ma la perdo. Mi arriva, forse attesa, la soluzione “stai guardando un albero”. Non posso toccarlo, la cosa mi lascia inquieto. Mi volto verso Simona, gli aghetti mi dicono che l´ho inquadrata ma la rappresentazione che ricevo mi è difficile raccontarla.

Le dico che sono stanco e vorrei fumare una sigaretta, mi risponde: “cerca una sedia!” e si fa da parte per farmi spazio. L´idea mi piace, “guardo” verso il basso per iniziare a cercare con il sistema che ormai ho acquisito. Quasi subito arriva una segnalazione più chiara di altre, non riesco a definirla ma avanzo di due passi senza perdere il contatto, poi allungo il piede sinistro e tocco il cestino della carta. La sedia la catturo casualmente con la mano, era fuori della mia mira. Va bene lo stesso, disattivo Visio e mi siedo. Accendo la sigaretta e chiedo a Simona un posacenere, mi risponde “cercalo” ma me lo porge, credo che ormai il “gioco” diverta entrambi. Riattivo Visio, miro al posacenere, gli aghetti si fanno tempestosi, ma non mi danno linee nette o almeno così mi pare. Lo sfilo dal tavolo, si placano ma seguitano a punzecchiarmi leggeri. Appoggio e tolgo più volte il posacenere dal tavolo; gli aghetti ripetono costanti l´alternanza della propria intensità. Rivolgo lo “sguardo” sul piano del tavolo alla mia sinistra, a giudicare dal movimento degli aghetti è chiaro che ci sono tante cose, forse troppe. Le ignoro.

Finisco la sigaretta e mi alzo. Mi volto, so di essere di fronte all´armadio. Mi sposto un po´ sulla sinistra, sotto la placca sento ben chiara una linea orizzontale, la seguo, ricevo l´idea di uno spigolo, aspetto di essere sicuro poi provo a verticalizzare il movimento, aggancio una linea anch´essa chiara che va in alto. Penso trattarsi di un quadro appeso alla parete. Insisto, la linea verticale si spezza, mi fermo di nuovo, credo di trovarmi su di una linea orizzontale che torna a destra; sembra troppo piccolo per essere un quadro. Decido, alzo la mano, è una finestrella rettangolare, una trentina di centimetri per circa quindici, non a muro ma inserita sulla porta all´altezza del mio viso. La porta è spalancata, la faccio ruotare sui cardini, ne “ammiro” il filo verticale tracciato dagli aghi sulla mia pelle. “Guardo” a sinistra, trovo il battente, il filo è identico, lo tocco, non è un infisso ma l´altra anta della porta. “Deve esserci una maniglia, dov´è?” la percorro dall´alto verso il basso, mi compare una tratteggiatura orizzontale, breve ma nitida, afferro la maniglia, sono molto soddisfatto.

Arriva Consuelo, si ferma sulla soglia della porta, ci saluta, parliamo un po´ poi va via. Sono certo di averla inquadrata ma non ho proprio capito il lavoro compiuto dagli aghetti eppure li ho avvertiti mentre si muovevano.

Mi affaccio sul corridoio e muovo la testa in tutte le direzioni, non sento granché, faccio fare uno scatto alla manopolina che regola il campo visivo di Visio, chino la testa per “guardare” il pavimento, sento alcuni aghetti agire leggeri; sollevo la testa lentamente, sto cercando la parete di fronte a me. Ecco, sento una striscia orizzontale, leggera, non troppo chiara, forse è il battiscopa. Alzo ancora la testa, sembra che gli aghetti si muovano tutti insieme ma senza troppo criterio. Con Simona attraverso il corridoio, ci voltiamo e comincio ad esaminare la parete che prima avevo alle spalle. L´attività degli aghetti torna intensa ma più comprensibile, scorgo verso l´alto delle linee orizzontali poi anche verticali, mi fermo, decido di provare a seguirle per contarle. Lo dico a Simona che mi segue interessata. Riprendo la scansione verticale partendo dal basso, ecco la prima linea orizzontale, dopo qualche momento la seconda, pochissimo e poi la terza. La seguo verso destra, trovo qualcosa, insisto, è una linea verticale, sono sicuro, la discendo finché non la perdo. Voglio controllare, ci avviciniamo, alzo la mano, ecco il bordo inferiore di un pannello, più su quello superiore, qualche centimetro ancora ed ecco il bordo inferiore di un altro pannello, scendo con la mano verso destra e trovo il lato destro del pannello di prima. Simona mi dice che le pareti sono letteralmente tappezzate con questi quadri.

Mi fa male il naso sotto gli occhiali, guardo l´orologio, è l´una meno un quarto. Disattivo Visio e lo lascio, mi ha solleticato lo stomaco per due ore.

Lo riprenderò dopo mangiato.

Mentre sto indossando nuovamente Visio, con Simona decidiamo di fare una passeggiata nei viali del giardino. Attivo Visio e usciamo nel corridoio, noto movimento di persone, allora mi fermo ed aspetto che qualcuno attraversi il mio punto di osservazione ma niente, temporeggio, ma ancora nulla. Ci spostiamo, in fondo a destra c´è la scala, dirigiamo da quella parte.

Sono di fronte alla rampa che sale, l´impressione è quella che ho provato la prima volta: una serie di linee orizzontali che si inseguono velocemente dal basso verso l´alto e poi svaniscono. Sembrano le onde del mare. Salgo alcuni gradini, gli aghetti scrivono molte cose, le ignoro, sono distratto da un passo che scende rapido, sento la persona che scende allargare per sottrarsi al campo di osservazione di Visio e proseguire veloce. Tento l´inseguimento. Gli aghetti hanno un fremito nella parte superiore della placca. Forse l´ho preso, mi piacerebbe esserne certo ma come riprovare? sono contrariato.

Riscendo volgendo lo “sguardo” a destra verso l´alto, sento gli aghetti disegnare sul mio stomaco una specie di scivolo, non mi fermo, non controllo, potrebbe essere il corrimano della rampa che sale. Ci avviamo verso l´uscita.

Percorrendo il corridoio sento dei passi, delle voci, invito Simona a farci da parte, mi fermo in agguato. Qualcuno mi passa davanti influenzando Visio, due persone mi dice Simona, ho sentito gli aghetti ma non riesco a dare una geometria al loro lavoro. Proseguiamo fino alla porta di uscita. Mi fermo e senza far nulla avverto la linea orizzontale che mi segnala la fascia metallica che attraversa tutta la porta a mezza altezza. Simona apre, tento una “esplorazione” verso il basso, seguo i contorni di una forma ampia, rettangolare, forse quadrata, è lo zerbino incassato nel pavimento. “Guardo” davanti a me, gli aghetti diventano vivacissimi. Mi volto a sinistra, effettuo una scansione dal basso in alto, lentamente, colgo con sicurezza delle linee orizzontali, ci poso la mano, sono delle tabelle. Più in là noto la linea orizzontale di un parapetto, la seguo, non capisco dove finisce, Simona mi dice che dove questo termina, in prospettiva ci sono varie sagome.

Procediamo e finalmente iniziamo la nostra passeggiata lungo un viale, nella mano destra ora impugno il mio bastoncino bianco. Mentre cammino si direbbe che gli aghetti riposano, ci fermiamo, “guardo” il cielo e subito li risento, allora mi volgo intorno, in giro ci sono mille cose, lo deduco dalla intermittenza degli aghetti. Spingo Visio a sinistra schierandomi da questo lato ed effettuo una scansione dal basso verso l´alto, a circa metà della scansione gli aghetti si fanno sentire intensi finché ho la netta sensazione che tutti si muovano. Sono a pochi passi da un´aiuola, una fascia verde, un pendio, che sale allontanandosi. Simona mi esorta e, siamo già sul prato.

Mi sollecita a “guardare”, lo faccio, sento una striscia verticale molto sfumata, mi accerto che sia proprio una striscia spostando la testa a destra e a sinistra, poi cerco di metterla bene al centro e la percorro verticalmente, in alto la perdo, la recupero e scendo, la perdo anche in basso. La riprendo, avanzo di un passo, alzo il bastoncino, lo trovo, m´avvicino ancora, ci poggio una mano, è il tronco di un albero neanche troppo sottile. Nel corso della passeggiata ripeto questa esperienza almeno un paio di volte. Torniamo sul viale, riprendiamo a camminare, “guardo” in basso, mi fermo per osservare meglio, gli aghetti sono in fermento ma solo parzialmente. Porto avanti il fido bastoncino, entro in contatto con uno scalino, ci metto un piede, è il primo di diversi altri. Camminiamo ancora, riattraversiamo il viale e ci fermiamo davanti ad un muretto, osservandolo mi rendo conto abbastanza bene che si tratta di un ostacolo piuttosto largo ma non molto alto. Proseguiamo e ci fermiamo davanti ad un edificio, provo ad averne un´idea. Rintraccio facilmente il limite superiore, quando lo incontro gli aghetti frizzano, lo seguo a destra e a sinistra ma senza poter identificare con certezza i rispettivi limiti.

Torniamo indietro, sento arrivare una macchina, ci scostiamo ed aspettiamo che ci passi davanti, quando passa gli aghetti saltellano, sembrano felici, non riesco comunque ad associare una qualche forma geometrica, piuttosto provo la sensazione dello scintillio ed inoltre, mi sembra che questa sensazione sia rimasta in me per un tempo più lungo di quello che la macchina ha impiegato per passarmi davanti. Ho avuto modo di ripetere più volte questa prova, ogni volta la sensazione è stata la stessa.

Torniamo sui nostri passi, è ora di rientrare. Simona si ferma, mi invita a “cercare” in terra, accetto la sfida e comincio una scansione accurata verso il basso in tutte le direzioni davanti a noi. La ripeto più volte, sempre più lentamente finché non riesco a fermarmi nel punto in cui la segnalazione è più marcata. Faccio alcuni tentativi per inserire la punta del bastoncino nella traiettoria, ci riesco, ho trovato una pigna, mi chino, la raccolgo, è vuota.

Mentre riprendiamo la via del rientro a Simona sfugge di mano il tesserino “ospiti” dell´ENEA, ci fermiamo e rapido “guardo” in terra, sento gli aghetti come ribollire, con un sol gesto poggio la punta del bastoncino, sento Simona esclamare “centrato!” la cosa si è svolta tanto in fretta che non so proprio dire quanta certezza avessi di quel che stavo facendo. Mentre disattivo Visio Simona raccoglie il tesserino, poi lentamente rientriamo, la nostra passeggiata in compagnia di Visio è durata due ore.

Raffaele

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